Il convegno “Mission Impossible”, che si tiene al THotel Lamezia Terme l’11 aprile, celebra il “Decennale” di Federfarma Catanzaro, con un appuntamento dedicato all’analisi delle principali problematiche di una professione chiamata a nuove responsabilità. Sui temi caldi del momento -quali sanità di prossimità, farmacia dei servizi e nuovi ruoli- abbiamo intervistato Vincenzo Defilippo, presidente di Federfarma Catanzaro e di Federfarma Calabria.
Presidente Defilippo, cosa rappresenta questo “Decennale” per i farmacisti calabresi?
Il Decennale rappresenta innanzitutto un momento di consapevolezza collettiva.
Non è una celebrazione formale, ma l’occasione per riflettere su un percorso che ha cambiato in modo profondo la farmacia e il ruolo del farmacista. In dieci anni la professione si è trovata ad affrontare trasformazioni strutturali, normative e culturali che hanno ridefinito funzioni, responsabilità e aspettative. Questo appuntamento nasce per leggere con lucidità ciò che è accaduto e per interrogarsi su come governare il futuro, evitando che il cambiamento venga subito, anziché guidato.

Quali sono, guardando indietro, le principali tappe di questo percorso di trasformazione?
Negli ultimi dieci anni la farmacia è passata progressivamente da una funzione prevalentemente dispensativa a un ruolo sanitario più ampio e articolato. Si è rafforzato il rapporto con il territorio, sono aumentate le occasioni di contatto professionale con il cittadino e si è sviluppata una nuova consapevolezza del valore sanitario della farmacia. Questo percorso non è stato lineare né semplice: ha richiesto investimenti, formazione, adattamento organizzativo e una profonda revisione dell’identità professionale. Oggi possiamo dire che la farmacia è un presidio sanitario riconosciuto, ma questo riconoscimento va continuamente consolidato.
Qual è il cambiamento più significativo che ha interessato il ruolo del farmacista?
Il cambiamento più rilevante è culturale. Il farmacista non è più percepito solamentre come dispensatore di farmaci, ma come professionista sanitario in grado di intercettare bisogni, orientare il cittadino, contribuire alla prevenzione e alla continuità assistenziale. Questo comporta una maggiore responsabilità professionale, ma anche una maggiore esposizione. Il farmacista oggi è chiamato a prendere decisioni, a comunicare in modo efficace e a collaborare con gli altri attori del sistema sanitario.
La sanità di prossimità è diventata un tema centrale nel dibattito nazionale. In che modo la farmacia si inserisce in questo contesto?
La farmacia è, nei fatti, uno dei pilastri della sanità di prossimità. È presente capillarmente sul territorio, accessibile, conosciuta dai cittadini e capace di intercettare precocemente bisogni sanitari. In molte realtà, soprattutto nelle aree più fragili, la farmacia rappresenta il primo e talvolta unico punto di riferimento sanitario. Il tema oggi non è dimostrare se la farmacia possa svolgere questo ruolo, ma creare le condizioni affinché tale funzione sia pienamente integrata, riconosciuta e sostenuta all’interno del sistema sanitario.
La farmacia dei servizi è ormai una realtà consolidata. Qual è il bilancio di questa esperienza?
Il bilancio è complessivamente positivo. I servizi erogati in farmacia hanno dimostrato di rispondere a bisogni reali dei cittadini, migliorando l’accesso alle prestazioni e contribuendo alla prevenzione e al monitoraggio di molte condizioni di salute. Tuttavia, permangono criticità importanti. La principale riguarda la stabilità del modello: la farmacia dei servizi non può essere vissuta come una sperimentazione permanente, ma deve diventare una componente strutturale del sistema sanitario, con regole chiare, sostenibilità economica e una visione di lungo periodo.
Quali sono gli ostacoli che ancora frenano questo processo?
Gli ostacoli sono di natura normativa, organizzativa e culturale. Servono allora certezze regolatorie, modelli organizzativi sostenibili e un maggiore coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. È, inoltre, necessario superare alcune resistenze culturali, sia all’interno del sistema sanitario, sia nella professione stessa. La farmacia dei servizi richiede un cambiamento di mentalità, che va accompagnato con formazione, supporto e dialogo.
Il farmacista del futuro dovrà possedere competenze diverse rispetto al passato?
Assolutamente sì. Accanto alle competenze scientifiche tradizionali, diventano sempre più importanti quelle relazionali, organizzative e digitali. Il farmacista deve saper comunicare in modo efficace, instaurare una relazione di fiducia con il cittadino, lavorare in rete con gli altri professionisti sanitari e utilizzare strumenti tecnologici avanzati. È una professione che richiede aggiornamento continuo e capacità di adattamento a contesti in rapido cambiamento.
Quali sono oggi le principali difficoltà che le farmacie, soprattutto calabresi, si trovano ad affrontare? E in questo scenario, che ruolo ha Federfarma Calabria?
Le difficoltà sono molteplici. Da un lato, carichi di lavoro crescenti e aspettative sempre più elevate da parte dei cittadini, dall’altro, la necessità di garantire la sostenibilità economica dei servizi in contesti territoriali complessi. In regioni come la Calabria, la farmacia spesso supplisce a carenze strutturali del sistema sanitario, assumendo un ruolo che va ben oltre quello tradizionale. Questo richiede un forte senso di responsabilità, ma anche un adeguato supporto istituzionale. Ecco allora che Federfarma Calabria svolge il compito di rappresentare la professione, tutelarne il ruolo e accompagnarne l’evoluzione. Ciò significa dialogare con le istituzioni, proporre soluzioni concrete e sostenere le farmacie nel percorso di trasformazione. Il Decennale di Federfarma Catanzaro si inserisce proprio in questa logica: creare uno spazio di confronto serio e qualificato sul futuro della professione.
Che significato assume il convegno del Decennale in questo contesto?
Il convegno vuole essere un momento di riflessione condivisa e non autocelebrativa. L’obiettivo è mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, mondo accademico, professionisti e stakeholder per discutere in modo concreto delle sfide che attendono la farmacia. È un’occasione per confrontarsi, fare sintesi e delineare una visione comune per i prossimi anni. E così questo appuntamento serve anche a lanciare un messaggio ben chiaro: il futuro della farmacia non si subisce, si costruisce. La professione ha dimostrato di saper evolvere e di essere una risorsa fondamentale per il sistema sanitario. Ora è necessario consolidare questo percorso con responsabilità, visione e collaborazione. Il Decennale, pertanto, rappresenta un punto di partenza per una nuova fase della farmacia territoriale.
di Lorenzo Verlato
